PD: la resa dei conti Regazzoni-Rossetti

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Da sinistra: Pippo Rossetti e Simone Regazzoni

Da sinistra: Pippo Rossetti e Simone Regazzoni

 

Si è svolto ieri a Palazzo Ducale, nelle sale dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, il laboratorio aperto sul futuro della città. 
Organizzato da Manuela Arata e Claudio Pontiggia con l’intento di offrire al PD genovese un momento di partecipazione attiva in vista delle amministrative 2017, si è trasformato nella resa dei conti tra Simone Regazzoni e Pippo Rossetti.

 

 

L’antefatto: il 15 dicembre scorso, Simone Regazzoni e altri quindici firmatari, hanno inviato ai media un comunicato-stampa nel quale si denunciavano “accordicchi” tra Pippo Rossetti, Alessandro Terrile e la sinistra del NO del Sindaco Marco Doria e associati.
Al centro di questo accordo ci sarebbero in gioco un posto in Parlamento, una poltrona in Comune e un candidato unitario del centrosinistra alle prossime amministrative. “Insomma – denuncia Regazzoni – un partito disastrato in cui il gruppo dirigente cerca di mettere al sicuro le poltrone prima della sconfitta”.

Ancora polemiche, dunque, ad agitare il Partito Democratico: “non è che se uno la pensa diversamente da te sta calcolando nella sua sconfitta la sua posizione personale e quindi c’è un coglione che dice che c’è un inciucio – replica Pippo Rossetti e aggiunge – noi abbiamo bisogno che il PD le riunisca le forze politiche. Lo abbiamo fatto sei mesi in ritardo ma ora dobbiamo mettere intorno a un tavolo quelli che rappresentano legittimamente i cittadini in quanto eletti democraticamente. Quindi non è che io posso dire a Stefano Quaranta, che è deputato della Repubblica, che adesso decido io cosa si fa. E non lo posso dire nemmeno ai consiglieri regionali, ai consiglieri comunali e ai consiglieri municipali perché sono stati eletti dal popolo. Gli altri, quelli che parlano, non necessariamente sono stati eletti.
Questo partito è in un gran casino da anni e io credo sia giusto che il PD in modo compatto si presenti a portare contenuti e a chiedere lealtà.
Pensate di arrivare al 35% al primo turno e al 51% al secondo senza tutti quelli lì?”

La criticità delle percentuali non sembra turbare troppo una parte dei renziani che, dice Regazzoni, “vogliono giocare d’anticipo e prendere in contropiede il vecchio apparato che vuole replicare lo schema Burlando delle larghe alleanze”.
Una spaccatura drammatica che rischia di mandare il partito allo sfacelo soprattutto se, come chiede la dirigenza romana, il congresso per nominare il successore di Giovanni Lunardon si farà a febbraio 2017.

Simona Tarzia

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