Sangue e polvere

 In Cultura

Croma blindate, chili di tritolo, vetri in frantumi, colpi di pistola, pozze di sangue e flash di fotografi.
Sono 27 i magistrati uccisi barbaramente in Italia dal 1969 al 1994, insieme alle loro ombre: gli agenti delle scorte.
Nomi dei quali si è perso il ricordo, se escludiamo qualche piazza o aula di giustizia.

 

Paride Leporace
Toghe rosso sangue
Roma, Newton Compton Editori s.r.l., 2009, 314 p.

 

Paride Leporace, direttore di frontiera de “il Quotidiano della Basilicata”, ne traccia la carriera e la morte seguendo il ritmo incalzante di un destino ineluttabile, con una prosa coinvolgente che sa lasciare l’amaro in bocca. Vite spezzate da un sistema di potere che fa rima con connivenza, che è l’anagramma di “terrorismo”, una metafora di Stato dove lo Stato è assente o, peggio, complice. Vicende scomode che finalmente riaffiorano colmando uno scandaloso vuoto di sapere, ulteriore oltraggio senza clamore e (apparentemente) senza violenza.

In chiusura di questa breve recensione, è fondamentale citare un’eloquente esternazione di Silvio Berlusconi, datata 4 settembre 2003: “Questi giudici sono matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana”.

Simona Tarzia

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